L’Università è ad un bivio:occorre fare qualcosa per invertire la tendenza negativa oppure sarà una catastrofe. Quante volte abbiamo sentito queste affermazioni, ma mai le abbiamo viste accompagnate da fatti veramente sostanziali. Così, vari Ministri e vari Consigliori si sono avvicendati in proposte/ricette che rimettessero al centro del ragionamento questo o quell’aspetto del sistema universitario che, a loro vedere, era da rimodulare. Forse, il Legislatore e la sua compagnia di consigliore, avrebbero fatto bene a mettere al centro del SistemaUniversitario I diretti fruitori e il sapere che viene erogato: studenti e docenti devono essere il fulcro dell’intero pianeta Università, insieme ad una macchina amministrativa in grado di rispondere alle mutate esigenze del fare amministrazione (mi si perdoni il gioco di parole). La competizione è globale, tanto in casa, quanto nel resto del mondo. Nel mio girovagare per convegni e conferenze, ho avuto modo di apprezzare Università dell’Est Europa o del Sud del Mondo che, al pari delle più blasonate omologhe europee o d’oltreoceano, erogano una formazione di altissimo livello e, dove, tutta la macchina si muove come un corpo unico, mai monolitico però, ma attento ai cambiamenti e alle sollecitazioni della Società di riferimento. Quello che allora si vuole sperare è un cambio di passo, una presa seria di coscienza dell’alto onore e dell’impegno che il ruolo e l’Istituzione impongono ad ognuno degli appartenenti. Per far questo, però, occorre altresì una mano da parte del Governo: si deve investire di più e si deve, urgentemente, investire meglio in ricerca e strutture e premiare, non con il meccanismo attuale, l’impegno di quanti riescono a lavorare in team e attraverso network internazionali, perchè la ricerca non è mai solitaria ma è sempre un lavoro di squadra e la didattica che ne consegue se ne avvantaggia. E’ chiaro che queste poche ( e forse non chiarissime) considerazioni vogliono essere solo uno strumento in più per segnalare, agli stakeholder, le perplessità che anche questo settore, del nostro meraviglioso Paese, sta vivendo.

da Roberto Verardi prof. Sociologia Università Gabriele D’Annunzio Chieti – Pescara.

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