La velocità con la quale passiamo da un sistema di partiti a uno fondato sulle leadership è entrato recentemente in crisi. Niente paura, indietro non si torna, del resto i partiti non ci sono più, e non soltanto in Italia. La novità è che adesso sono gli stessi leader ad agire come fossero dei veri e propri collettivi, Scelti per realizzare un progetto, fare delle riforme, proseguire o interrompere alleanze e inteseessi interprtano oggi il loro ruolo come un tempo facevano i gruppi dirigenti dei vecchi partiti. Ritengono  di poter fare quel che sembra loro giusto, possibile o perlomeno utile in  un dato momento anche se quella operazione va esattamente nel senso opposto all’offerta rivolta al proprio elettorato e sulla quale avevano ottenuto la fiducia.

TheresaMay, dopo aver annunciato che per quanto riguarda l’uscita dall’ UE, “no deal isbetterthan a bad deal”, cerca l’alleanza con gli Unionisti di Belfast per passare forse dalla “Brexit ideologica” quella “soft”, ma abbiamo assistito  anche noi  a capovolgimenti di posizione inspiegabili. E’successo nell’attuale negoziato sul sistema elettorale. Da forti convinzioni per il sistema maggioritario, coltivate per anni,   siamo piombati in trattative per il vecchio, caro proporzionale che sta al primo come il diavolo con l’acqua santa.

Le deprecate “stanze piene di fumo” dei notabili di un tempo, luoghi nei quali i cambiamenti anche repentini di posizione, dettati dalla tattica e dalle convenienze, sono state smantellate. Al loro posto c’è una sola   persona che segue però lo stesso modello.E’un po’ come passare dalle “smoke-filled rooms” al Marchese del Grillo. La svolta non suscita tuttavia proteste e dissensi di rilievo se non da parte di avversari notori. E questo avviene del resto quasi esclusivamente nel Pd e dintorni perché dalle altre parti i capi possono fare quel che vogliono senza essere contraddetti dai loro organizzati.

La grande velocità del cambiamento di posizione è agevolato dalla scarsa memoria di elettori ed eletti, si giudica momento per momento. E’ necessario quindi afferrare l’attimo fuggente e costruire in quei pochi frammenti di tempo una politica che per essere vincente deve nascondere una seconda e possibilmente una terza soluzione.

In un panorama, non soltanto italiano, come questo è inevitabile che si facciano strada ed abbiano sempre più spazio proposte di senso diametralmente opposto, incarnate da leder totalmente diversi da quelli che dominano la scena. Bernie Sanders e Jeremy Corbyn sono causa ed effetto della stessa situazione.  Non c’è eternità, né passato in politica, la politica è sempre e solo futuro ed ascolto. Il rischio è che nello sforzo possa essere colpita da   un disastroso Alzheimer che le faccia perdere la memoria e la faccia muovere freneticamente alla ricerca del Nulla che non è il passato e meno ancora il futuro.

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